Brexit. Tra dimissioni, polemiche e borse impazzite

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Alla fine i britannici hanno deciso: da qui a due anni il Regno Unito uscirà definitivamente dall’Unione Europea. Col 51.8% dei voti gli elettori inglesi hanno chiesto a gran voce che le loro terre tornino ad essere indipendenti sotto tutti i punti di vista, avvallando le ragioni degli indipendentisti guidati da Nigel Farage che da sempre si sono battuti per un “Indipendence Day” in salsa britannica.

David Cameron, primo ministro inglese e leader del Partito Conservatore, ha rassegnato le proprie dimissioni: «Gli inglesi hanno deciso e i risultati vanno rispettati, ma io lascio», ha dichiarato ai cronisti.

Del resto Cameron è stato uno dei più strenui sostenitori del fronte Remain, e dal momento in cui il suo Paese ha scelto per un’altra via, è evidente che voglia ora che a guidare il governo sia una persona diversa. Magari un leader che sia proprio espressione del Leave, e che possa possa rappresentare queste istanze e occuparsi di accompagnare il Paese verso una lenta e dolorosa uscita.

Effetto domino

MATTEO SALVINI
MATTEO SALVINI

Nel frattempo le borse hanno dato segnali di grande insofferenza in tutta Europa, con una Milano che ha chiuso in profondo rosso e una sterlina precipitata al minimo storico da 31 anni. Nel resto del Vecchio Contintente, però, questo scenario piace agli euroscettici: dalla Francia all’Olanda, passando per l’Italia, i rispettivi leader dei partiti euroscettici hanno chiesto che anche i loro Paesi imbocchino la rotta inaugurata da Londra.

Brunello Colli