Brexit, stop dell’Alta Corte: «Necessario voto del Parlamento»

Brexit, stop dell'Alta Corte: «Necessario voto del Parlamento»

Secondo i giudici dell’Alta Corte britannica, per avviare le procedure per la Brexit, serve il consenso di Westminster.

L’Alta Corte di Londra ha accolto il ricorso di Gina Miller, una cittadina inglese che, sostenuta da un nutrito gruppo di attivisti pro Ue, aveva chiesto che il Parlamento di Westminster potesse esprimere un parere sull’attuazione della Brexit. I giudici hanno dato ragione agli europeisti e messo il governo di Theresa May in una situazione di imbarazzo in merito al da farsi. La premier britannica, commentando il verdetto della Corte, ha affermato che il governo «è determinato ad andare avanti con i piani previsti».

Da Downing Street non c’è alcuna intenzione di chiedere un voto al Parlamento sulla Brexit, ma anzi, la May è più decisa che mai ad attivare entro la prossima primavera il famoso articolo 50 del Trattato di Lisbona, che consente agli stati membri di poter avviare una procedura di uscita dall’Unione Europea. Theresa MayEppure la sentenza dei giudici inglesi parla chiaro: «Il principio della Costituzione del Regno Unito è che il Parlamento è sovrano», e in quanto tale il Parlamento ha tutto il diritto (e il dovere) di dire la sua sul caso Brexit.

Ma ora è un muro contro muro: il governo britannico ha già dato via libera per presentare ricorso alla Corte Suprema contro il verdetto dell’Alta Corte, timoroso che un voto del Parlamento, essendo un voto vincolante, possa in qualche modo annullare quanto deciso dal referendum di giugno.

Viviana Bottalico