Colpo di stato fallito in Turchia: dura reazione di Erdogan

Fallito il colpo di stato contro il governo turco di Recep Tayyip Erdogan, ora è il momento della resa dei conti. Nella tarda serata di venerdì, una consistente parte dell’esercito turco ha organizzato un colpo di stato con l’obiettivo di prendere il governo del Paese e destituire Erdogan dalla carica di presidente: carri armati in strada, spari sulla folla, televisione di stato spenta per non dar modo ai media di seguire quanto stava accadendo e social network bloccati.

Colpo di stato in Turchia: oltre 8 mila arresti

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Ma dopo quattro ore il tentato golpe è rientrato e il governo di Erdogan ha potuto insediarsi nuovamente alla guida del Paese. In questi giorni l’esecutivo ha fatto sapere di avere posto sotto arresto quasi 8 mila persone considerate pericolose per l’ordine “democratico” della nazione; una fitta schiera di individui di cui fanno parte 100 poliziotti, 6.038 soldati, 755 giudici e 650 persone della società civile.

Colpo di stato in Turchia: ripristinare la pena di morte

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Dopo il tentati di colpo di stato, Erdogan è diventato sempre più forte. La Turchia, insomma, è più vicina che mai ad un cambio di passo e più nello specifico ad un governo fortemente presidenzialista che gli osservatori ritengono potrebbe facilmente tradursi in un vero e proprio regime. La Turchia di Erdogan ha già annunciato di voler ripristinare la pena di morte per coloro che si macchiano di reati gravi quali terrorismo e tentati golpe.

Ma un dubbio comincia a trovare spazio (e consensi) nell’opinione pubblica. E se il golpe fosse stato pilotato da Erdogan per legittimare il suo governo dalle forte derive autoritarie? Questa è l’accusa che gli ha rivolto il suo nemico storico, Fethullah Gulen.

Alberto Mengora