Who is afraid of Gender: la nuova colonna sonora del Gay Village

C’è chi sta in piedi e immobile (anche con la mente?) e c’è chi balla. Due modi di protestare molto diversi per due modelli di società dimetrialmente opposti. Da una parte le sentinelle in piedi (difensori della famiglia tradizionale), dall’altro i difensori di tutti gli orientamenti sessuali.

Il video “Who is afraind of Gender” nasce dalla volontà di denunciare chi, ancora oggi, sostiene le teorie riparative dell’omosessualità che pretendono di voler cambiare l’orientamento sessuale di ragazzi e ragazze. E per denuciare pregiudizi e discriminazioni si è deciso di usare la musica e la provocazione.

Il video è una sorta di parodia che vede fronteggiarsi il professor Ghender (interpretato da Federico Pacifici), nel ruolo di un docente di teorie riparative, e Vladimir Luxuria, preside di un college in cui, invece, si rispettano tutti gli orientamenti sessuali. La clip inizia con una telefononata di una mamma preoccupata: «Mia figlia è lesbica, faccia qualcosa per lei». Senza scomporsi troppo il vecchio professore promette di poterla aiutare, facendola diventare eterosessuale: «La correggeremo, la rimetteremo a posto». D’altronde, il suo studio è pieno di libri, pergamene e lauree di specializzazione che ne attestato l’effettiva preparazione e gli anni di esperienza sul campo. Insomma, il professor Gender non può fallire.

Per attirare la ragazza il professore invia una “spia”(con tanto di telecamera!) nella scuola diretta da Luxuria per far rapire la ragazza. Non manca la stoccata alle sentille in piedi e il finale a sorpresa.

La canzone “Who is afraid of Gender” sarà la colonna sonora della quindicesima edizione del Gay Village. La canzone ha visto la partecipazione di due voci molto amate dai gay, Immanuel Casto e Romina Falconi, oltre alla collaborazione della giovane attrice Marica Cotognini, del duo dei Karma B, del nuotatore olimpionico Alex di Giorgio e di Eva Grimaldi, nel ruolo di una professoressa.

«Sono felicissima di aver preso parte, proprio in questo momento storico, ad un progetto di grande qualità tecnica ed artistica – ha affermato la Grimaldi – ho interpretato una docente impegnata a spiegare ai suoi alunni che Shakespeare avrebbe potuto parlare anche di una storia tra due uomini o due donne, ma l’essenza dell’amore narrata da un grande classico come Romeo e Giulietta, avrebbe avuto il medesimo sapore, qualsiasi sia la sessualità dei suoi protagonisti. Perché l’Amore non ha sesso né definizione, l’Amore è una sensazione, un sentimento».

Matteo D’Apolito